ODIO IL MIO LAVORO!

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In oltre quindici anni di carriera credo di aver cambiato circa 6 aziende, per lo meno quelle che mi ricordo. “Odio il mio lavoro” penso sia stata una delle frasi più costanti, finché non sono giunta ad una conclusione: forse io non odio il mio lavoro, ma odio il mio capo. In questi 15 anni ho notato alcune costanti.

Fase 1 IL CURRICULUM:  ore, giornate, settimane a sistemare il mio CV, passando dal formato europeo anni 2000 a nuovi layout moderni con info grafiche e diagrammi. E la foto? beh rigorosamente black and white, con un tocco chic, una posa naturale  e un sorriso amichevole (il tutto dopo 123.342 scatti fatti dalla mia coinquilina su 23 diversi tipi di sfondo).

Fase 2 VOLANTINAGGIO: “ok ora è il momento giusto, inviamo questi CV”, chiaramente assicurandomi che non fosse prima di Natale, non ad Agosto, assolutamente no dopo le ferie che la gente è troppo impegnata a recuperare il lavoro rimasto indietro, Marzo meglio di no che si chiude il bilancio e sono tutti sommersi da cose da fare, Luglio? no nessuno assume a metà anno figuriamoci, lo mando domani! Ah no aspetta, domani è Venerdì, magari si preparano al weekend e la mia mail finirà in fondo a tutte quelle che la susseguiranno durante il weekend, magari evito anche  gli anni bisestili che si sa “anno bisesto anno funesto”, Mercoledì prossimo è il compleanno del Papa, si sa mai che siano molto religiosi, evitiamo. Si insomma, non sembrava mai esserci un momento giusto. Ma poi mi prendo coraggio e in quei 3 giorni all’anno che mi sembrano addatti faccio volantinaggio del mio bellissimo nuovo CV.

Fase 3 IL FEEDBACK: Sorvolo sulle NON risposte, sulle quali potrei aprire una parentesi lunga 100 anni. Sorvolo anche sui “non siamo interessati” e sui “la ringraziamo molto ma ci sono profili che rispecchiano di più quello che stiamo cercando” di cui avremo occasione di parlare. Focalizziamoci sul “Salve, siamo interessati a fissare un colloquio!”

Fase 4 LA PREPARAZIONE: Dopo aver scelto l’outfit adatto, le scarpe giuste (niente tacchi, creano troppe aspettative), realizzato un makeup gentilmente offerto dai tutorial di Cliomakeup, e imparato a memoria 3 pregi e 3 difetti che sicuramente mi chiederanno, mi avvio al colloquio con la self confidence di Beyoncé agli MTV Video Music Awards.

Fase 5 IL COLLOQUIO: Racconto di me, il colloquio sembra andare liscio come l’olio, parlo della mia esperienza, degli anni passati a lavorare all’estero e dei miei risultati, finché non iniziano le puntualizzazioni:

“Ma vedo che ha cambiato spesso lavoro, mi sembra un pò incostante”, si beh spiegagli tu com’è la situazione economica in Italia, spiegagli che le aziende falliscono, spiegagli che volevi fare  carriera ed esperienza per crescere. Qualsiasi cosa tu dica sembrerà una scusa, quindi tanto vale cospargersi il capo di cenere e tanta umiltà sottolineando che cerchi stabilità e conti di trovarla presso la loro azienda (che poi, era effettivamente quello che cercavi).

“Leggo che parla fluentemente Inglese, italiano, Tedesco, Portoghese, Spagnolo, Francese, Polacco e Cinese, purtroppo a noi servirebbe qualcuno che parli anche lo Svedese, il Kazako e, almeno a livello scolastico il Kwadi e lo slavo ecclesiastico”, tu sorridi e ti chiedi perchè all’università invece del Russo non hai studiato una lingua morta per fare poi un bell’Erasmus in Kamchatka.

Fase 6 LA FIRMA: Dopo altri 7 colloqui nella stessa azienda con HR, assistente HR, direttore commerciale, assistente del direttore commerciale, amministratore delegato, azionisti e pure con il custode, vieni assunta. Chiaramente accetti un’offerta un pò sotto alle aspettative perchè un lavoro ti serve e ti hanno promesso che in 6 mesi massimo un anno, se sei brava farai carriera. Ma che ti frega? tanto tu sei un’inguaribile entusiasta e non lo fai per i soldi ma perchè vuoi fare la differenza e dimostrare quanto sei brava.

Fase 7 L’INIZIO: I primi giorni. Cerchi di fare amicizia e di essere simpatica con tutti ma non puoi fare a meno di chiederti perchè a te chiedessero il Kazako quando intorno a te vedi persone che non hanno ancora capito che quella X rossa in alto a destra serve per chiudere Excel e che Pivot non è un poeta francese. Ma sei sveglia, sicuramente con te vogliono fare un salto di qualità e cambiare le sorti dell’azienda.

Fase 8 LA FINE: Passano 6 mesi, passa il primo anno, passano due anni e si sta per concludere il terzo… il tuo entusiasmo ormai è un vago ricordo un pò come anche la taglia 42. Nonostante il tuo duro lavoro, i risultati, la fatica, le ore piccole e le tue competenze nulla cambia. A nessuno importa quello che hai da dire, ti viene ordinato cosa fare e come lo devi fare. Non c’è riconoscimento o voglia di investire su di te. Piombi in una sorta di depressione, vai avanti per inerzia e ti ripeti che ci deve essere più di questo perché nemmeno quando hai iniziato a lavorare più di 15  anni fa ti sentivi coì inutile.

A questo punto devi scegliere, devi scegliere se scendere a compromessi con te stessa e rimanere li, sapendo che verranno prosciugate tutte le tue cellule ed energie, che nulla andrà mai bene e che col tempo non solo non avrai più il coraggio di esporre le tue idee, ma nemmeno ne avrai più di idee. Avrai una regressione, perderai quello che hai acquisito negli anni, non ci sarà una crescita e non potrai investire nella tua formazione, non potrai crescere insieme all’azienda e alle persone intorno a te.

La seconda opzione è quella di prendere tutto il coraggio che ti è rimasto e andare via, lasciando l’azienda n.7 e ricominciando dalla fase 1, con un nuovo font nel tuo CV, una nuova esperienza e mettendo in discussione le tue capacità e competenze, quelle che fino a poco tempo prima indossavi come una corona.  Una volta una collega mi disse “Scegliere è un lusso”, non avevo idea di cosa volesse dire. Oggi lo so. Nonostante ciò sono dell’idea che tutti dovrebbero poter scegliere e sentirsi realizzati, avere tempo per le proprie passioni e soprattutto andare al lavoro con un sorriso.

Io non ho mai odiato il mio lavoro, e tanto meno il mio capo. Mi spiace che nessuno mi abbia spiegato che il mondo gira così, che purtroppo non sempre la tua competenza, il sapere fare e l’entusiasmo vengono capiti e apprezzati, che la meritocrazia (soprattutto in Italia) è cosa per pochi. Probabilmente anche se me lo avessero spiegato avrei dovuto piantarci il naso, ma credo fermamente che siamo attori nella nostra vita e se davvero lo vogliamo possiamo cambiare le cose (si insomma un pò quello che dicono nelle televendite).

Ora non mando più CV, i tacchi li metto solo quando voglio e le foto le faccio in vacanza. Ho deciso di fare qualcosa che mi piace e soprattutto aiutare gli altri a poter avere una seconda scelta. Scegliere non deve più essere un lusso ma la normalità.

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