PICCOLI IMPRENDITORI CRESCONO

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Il consiglio dell’Unione Europea pubblica a maggio del 2018 una Raccomandazione sulle competenze chiave per l’apprendimento, competenze ritenute indispensabili per “assicurare resilienza e capacità di adattarsi ai cambiamenti”. Spicca, fra le 8 competenze individuate, quella IMPRENDITORIALE.

WOW.

Un concetto a dir poco rivoluzionario per educatori di ogni generazione fino a ieri chiamati a insegnare solo il valore del sacrificio e del silente affidamento a chi-ne-sa-di-più come chiave del successo e strada per assicurarsi benessere e carriera.

Bella fregatura per le nuove generazioni che dichiaratamente sono ora chiamate a cavarsela da soli, a comprendere il mondo e le attività economiche che lo popolano, a ridefinire il lavoro da “impiego” (o anzi spesso: “ripiego”) a sfida imprenditoriale.

Il rischio è condannarci al cannibalismo. E sì, perché se mai dovessimo aiutare i ragazzi a sviluppare competenze imprenditoriali partendo dall’idea di impresa oggi dominante in Italia, ci troveremmo fra 10 anni in un oceano di squali affamati che competono per gli ultimi brandelli di un branco di clienti, che agitano le code per sopraffare i concorrenti e spalancano le fauci per fagocitare i fornitori. Proietteremmo le loro idee nell’arena competitiva (così ci hanno insegnato) dove, per sopravvivere, servono inganno, furbizia, ricatti e prevaricazione. Perché “fidati – dice il vecchio – é sempre stato così ed è così che funziona”.

Peccato che quei vecchi, oggi uomini (potrei serenamente dire maschi) affermati e di successo ma incapaci di ascoltare, sperimentare e fallire, uomini per i quali l’unità di misura delle giornate è sempre stata il danaro anziché il tempo, per allora saranno estinti e, con loro, estinte saranno le rispettive imprese, sepolte sotto un monte di costi fissi e investimenti a ROI negativo, abbandonate da clienti disposti a pagare solo per vivere meglio e non più per possedere qualcosa.

L’opportunità è ripensare subito all’impresa come ad un sistema aperto fatto di personeconnesse e attivitàinterconnesse, che si concentra su quello per cui nasce (soddisfare un bisogno), si nutre dello scambio di quello che la rende unica (le competenze) e crea valore grazie a ciò che – già nella perfezione del mondo animale e vegetale – permette spesso la prosecuzione di una specie: la collaborazione.

É nostra responsabilità prendere atto della caduta del Golìa imprenditoriale che assume, licenzia, elargisce il premio a Natale, controlla il tempo e la vita degli impiegati ma in cambio garantisce a tutti di pagare il mutuo a fine mese. É nostro dovere mettere nelle mani dei nostri piccoli Davide la fionda dell’autostima e della consapevolezza, aprire loro la strada dello SmartWorking e dell’economia della condivisione, formarli a valori di trasparenza, ascolto e cooperazione. Dobbiamo dar loro una nuova meta: non già il traguardo della carriera e dei soldi che arriveranno se sacrificherai vita e passioni al tuo capo e alla sua impresa; ma quella impagabile gioia che proveranno per aver compreso, definito e raggiunto il proprio obiettivo (…la propria impresa!), sviluppando incessantemente competenze distintive e mettendole a disposizione di un ecosistema di persone che misurano le giornate in base al tempo e al suo valore.

Un piccolo assaggio del nostro progetto "Che impresa"

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