Mansplaining: Uomini che spiegano cose

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La prima volta che mi sono imbattuta nel termine MANSPLAINING è stato leggendo un articolo della scrittrice e giornalista Rebecca Solnit, forse la conoscerete per il suo romanzo “Gli uomini mi spiegano le cose“.

Mansplaining è formata da “man”, cioè “uomo”, ed il verbo “explain”, che significa “spiegare”. Letteralmente uomini che spiegano. A chi? beh alle donne.

Mi rivolgo a tutte quelle donne che durante la loro vita e carriera si sono sentite spiegare dagli uomini argomenti su cui erano molto più che esperte. Molto spesso, anzi quasi sempre, chi subisce mansplaining non reagisce, forse per educazione, per evitare polemiche o semplicemente per evitare di subirsi ulteriori mansplaining.

Le cose stanno sicuramente cambiando ma la mentalità dell’uomo superiore è radicata nel profondo della nostra cultura. Sono schemi mentali che abbiamo sin dalla nascita, da quando veniamo allattati. Ai bambini maschi si dedica più tempo, più pazienza perchè vengono considerati più vivaci, mentre alle bambine si insegnano l’educazione e i propri doveri. Gli uomini sognano la carriera, le donne bambini e matrimonio. Si da per scontato che una donna debba “dare tutta se stessa”, “sacrificarsi”, “mettersi da parte” per permettere all’uomo di brillare.

Uomini che a casa percepiscono le donne come “deboli” non riusciranno mai a vederle forti e intraprendenti sul lavoro.

Per una serie di motivi storici, culturali, sociali, l’uomo era colui che lavorava per provvedere alla famiglia, la donna doveva stare a casa ad accudire i figli e non aveva tempo di lavorare. Questo ha inevitabilmente portato l’uomo a primeggiare in ufficio. Secondo fonti ANSA il 78% delle posizioni manageriali in Italia è occupata da uomini. Le donne sono ancora discriminate sul lavoro, non ci sono pari diritti quando si tratta di chi dei due deve stare coi bambini o fare carriera. Persino gli stipendi sono diversi, per la stessa posizione lavorativa una donna guadagna in media il 20% in meno rispetto ad un uomo.

Proprio in questi giorni Gillette è uscita con uno nuovo spot che ha scatenato diverse critiche. Forse ricorderete l’headline Gillette “il meglio di un uomo” che per anni ha accompagnato i messaggi pubblicitari dei loro prodotti per la rasatura, affiancato da immagini di uomini virili e seducenti. Ebbene con questo nuovo spot Gillette cambia del tutto registro. Innanzitutto usando lo stile storytelling, e poi facendo un passo verso il mondo femminile invitando gli uomini ad abbandonare la virilità tossica e, rivolgendosi ai padri, ad insegnare ai figli il rispetto e la vicinanza verso le ragazze e le donne. Nello spot si sente il termine “boys will be boys”, che potremmo tradurre con un “sono ragazzi che ci volete fare” come per giustificare alcuni comportamenti violenti, maleducati o irrispettosi dei ragazzi dando la colpa proprio al fatto che sono ragazzi. A quanto pare la maggior parte delle persone che non hanno apprezzato lo spot sono stati proprio i fruitori del prodotto, molto lontani dalla mentalità “woman friendly” e hanno addirittura iniziato una campagna di boicottaggio dove esortano a non comprare più i rasoi Gillette.

C’è ancora molta strada da fare per permettere alle donne di avere gli stessi diritti degli uomini, un passo fondamentale è riprendere in mano il nostro tempo, creando  un modo di fare impresa più aperto e flessibile che permetta di lavorare da qualunque luogo e con orari su misura. Non deve più esserci discriminazione di genere ma solo un modo più collaborativo di lavorare.

Nel frattempo miei cari uomini, prima di addentrarvi nel MANSPLAINING  per spiegare a una donzella perchè si sciolgono i ghiacciai cercate di assicurarvi che non sia l’ultimo premio Nobel.

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