Dream Hunters

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dream hunters

Sabato ore 11.49. Una notifica di outlook fa illuminare lo schermo del mio iPhone. La ignoro fino a sera quando – dopo lavatrici, scambi di opinioni a pranzo sul coworking, gita al parco con figli e corso di blockchain serale – finalmente a letto, apro l’app.

Nuova email

“Qualche tempo fa ci hai inviato il tuo curriculum. Mi piacerebbe conoscerti meglio per valutare la compatibilità delle tue competenze con quelle ricercate da un’impresa nostra partner.

Quando possiamo sentirci? Ecco il mio numero:……

Grazie e buon weekend.

Alessandro

Dream Hunters – Executive Search”

Sono sorpreso. Sarà spam. Troppe cose non tornano. Mi da del “tu” e non mi chiama DOTTORE. Sotto la firma non c’è il Job Title. Quantomeno mi aspettavo un “PARTNER”. E neppure c’è il Job Title della figura ricercata. Insomma non ci sono Job Title(s). La ricerca sarebbe per un’impresa PARTNER. Ah ecco: un partner c’è. Ma non dovrebbe essere per un “cliente, leader nel settore”? A proposito: di che settore? Non mi convince. Manca anche l’indirizzo, che di solito UN EXECUTIVE devi selezionarlo in un ufficio in Cadorna o San Babila col pavimento che scricchiola e la libreria piena di libri di “change management”. Eppure il sito è carino. C’è la foto di Alessandro, senza cravatta. Proviamoci.

Scambio di email informale e appuntamento telefonico per lunedì mattina. Ore 8.40.

Dopo il benvenuto, Alessandro a bruciapelo mi chiede “cosa mi piace del mio lavoro” e “cosa mi interessa di più delle attività che svolgo”. Scambiamo opinioni sullo smartworking e su strumenti di reporting innovativi. Mi da del tempo per pensare a quali siano stati i momenti più significativi e appaganti della mia vita, anche non professionale. E mi racconta i suoi. Vuol sapere cosa, secondo me, sono “bravo a fare”. Dopo 40 minuti di conversazione, non mi ha ancora chiesto quante persone coordino, il fatturato e i dipendenti dell’azienda per cui lavoro, di chi è la proprietà, di ripercorrere la mia carriera professionale dal diploma ad oggi, se valuto di cambiare e perché.

A questo punto sono davvero preoccupato e ipotizzo un reclutamento per una qualche organizzazione terroristica. Ma alla sua affermazione successiva rischio un malore.

“Stiamo cercando una persona che sia brava a soddisfare i bisogni di due categorie di stakeholder, banche e investitori. I bisogni sono principalmente di natura informativa sulle performance aziendali, andamento di mercato e analisi dei rischi e di indirizzo sulle opportunità di investimento/finanziamento nel sistema di impresa di cui la … spa è parte. Ricerchiamo quindi competenze di analisi dei dati, produzione di informazioni e attitudine a comunicare, secondo valori di integrità, trasparenza e fiducia”.

Gli chiedo gentilmente di ripetere e di confermarmi che non ritiene di dovermi dare dettagli su funzione ricoperta, a chi riporterei, sede di lavoro e inquadramento e se la mia esperienza pregressa va bene per la sua ricerca.

Ignora le mie precisazioni e mi inchioda: “tu hai le competenze che cerchiamo. Hai voglia di metterle a disposizione anche della … Spa? Tutto il resto sono dettagli insignifican…” ma non riesco a sentire la fine della frase perché un trillo sordo e ritmico copre la voce di Alessandro, un suono incessante che mi è fin troppo familiare: è la mia sveglia che suona inesorabile e mi riporta all’inesorabile realtà.

Sblocco il telefono ed eccola lì la vera apertura: “Gentile Dottore…”. Neppure leggo il corpo della email ma faccio scorrere lo schermo fino alla firma, per ritrovarci il finale che stronca ogni speranza:

Alessandro Sognatori

PARTNER

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