Millennials vs BabyBoomers

Condividi su facebook
Condividi su google
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Millennials vs BabyBoomers

Il “manutentore di competenze” Andrea Laudadio lancia su LinkedIn una spassionata riflessione su quello che definisce “l’inganno del tutto e subito”. Forse per lucida analisi, forse per condivisibile invidia dettata dall’avanzare dell’età, elenca una serie di situazioni che – a suo dire – denunciano i limiti di una generazione, quella dei Millennials, vittima indiscriminata della propria impazienza.

Forse per lucida analisi, sicuramente non per invidia dettata dal non appartenervi, ho provato a parafrasare quelle situazioni secondo i valori e le abitudini della generazione che dovrebbe educare i Millennials al “passo lento”: i Baby-boomers.

Vogliono comprare qualcosa?

M: Aprono Amazon e in meno di 24 ore il prodotto arriva. 

B: Vanno al centro commerciale, perdono ore in inutili file e alla fine comprano tutto tranne ciò che volevano. 

Vogliono vedere una serie tv con tutte le stagioni?

M: Accedono a Netflix e fanno “maratone” di episodi, senza sosta. 

B: Comprano un bellissimo e costosissimo cofanetto da esibire sullo scaffale del salotto e poi nemmeno guardano la fine della prima stagione. 

Vogliono un appuntamento?

M: Con uno “swipe” su Tinder lo ottengono. 

B: Pagano una prostituta. 

Vogliono ascoltare un intero cd del loro artista preferito?

M: Aprono Spotify e mettono le cuffiette.

B: Se lo fanno masterizzare dall’amico. 

Ma se chiedi loro come va a lavoro ti sentirai rispondere:

M: “bene, mi voglio licenziare”.

B:  “bene, perché me lo chiedi?”

Se gli chiedi come va con il/la proprio/a partner ti dicono:

M: “siamo in crisi”. 

B:  “tutto bene, finché la/lo tradisco regolarmente”

Andrea conclude che “la gratificazione sul luogo di lavoro, la stabilità di relazioni, sono processi lenti, oscuri, spiacevoli e incasinati.”

Trovo questa visione ahimè emblematica del mondo che abbiamo ereditato dai baby boomers, fatto di inganni, sotterfugi, ricatti e bugie, di cose-non-dette e di non-ti-preoccupare-poi-vediamo. Un modo di vivere per cui la gratificazione sul luogo di lavoro e la stabilità di relazioni sono dati per scontati poiché manca l’onestá di mettersi in discussione e ammettere il fallimento. Un approccio al lavoro e all’amore (anzi no, lo chiamano ormai “relazioni”) che non valorizza ma nega la passione per la costruzione e la soddisfazione che ne deriva: perché la costruzione, quella vera, è un processo fluido, luminoso, piacevole e onesto. Un processo che non nega gli ostacoli ma li supera, che non si insinua nei meandri delle complicazioni ma le affronta e le semplifica con onestà e integrità.

Da buon social writer, Andrea chiude con il “call to action”:

“Mi racconti una cosa bella che hai costruito nel tempo e con pazienza?”

Gli ho risposto: “sto costruendo con tempo e pazienza qualcosache possa finalmente ridare alle persone il proprio valore e la possibilità di lavorare in un sistema aperto, etico e connesso. Se avrai tempo, te lo racconterò!

Non ha ancora trovato tempo.

Pazienza.

lascia un commento

Condividi su facebook
Condividi su google
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su email