Millennials vs BabyBoomers

Millennials vs BabyBoomers

Il “manutentore di competenze” Andrea Laudadio lancia su LinkedIn una spassionata riflessione su quello che definisce “l’inganno del tutto e subito”. Forse per lucida analisi, forse per condivisibile invidia dettata dall’avanzare dell’età, elenca una serie di situazioni che – a suo dire – denunciano i limiti di una generazione, quella dei Millennials, vittima indiscriminata della propria impazienza.

Forse per lucida analisi, sicuramente non per invidia dettata dal non appartenervi, ho provato a parafrasare quelle situazioni secondo i valori e le abitudini della generazione che dovrebbe educare i Millennials al “passo lento”: i Baby-boomers.

Vogliono comprare qualcosa?

M: Aprono Amazon e in meno di 24 ore il prodotto arriva. 

B: Vanno al centro commerciale, perdono ore in inutili file e alla fine comprano tutto tranne ciò che volevano. 

Vogliono vedere una serie tv con tutte le stagioni?

M: Accedono a Netflix e fanno “maratone” di episodi, senza sosta. 

B: Comprano un bellissimo e costosissimo cofanetto da esibire sullo scaffale del salotto e poi nemmeno guardano la fine della prima stagione. 

Vogliono un appuntamento?

M: Con uno “swipe” su Tinder lo ottengono. 

B: Pagano una prostituta. 

Vogliono ascoltare un intero cd del loro artista preferito?

M: Aprono Spotify e mettono le cuffiette.

B: Se lo fanno masterizzare dall’amico. 

Ma se chiedi loro come va a lavoro ti sentirai rispondere:

M: “bene, mi voglio licenziare”.

B:  “bene, perché me lo chiedi?”

Se gli chiedi come va con il/la proprio/a partner ti dicono:

M: “siamo in crisi”. 

B:  “tutto bene, finché la/lo tradisco regolarmente”

Andrea conclude che “la gratificazione sul luogo di lavoro, la stabilità di relazioni, sono processi lenti, oscuri, spiacevoli e incasinati.”

Trovo questa visione ahimè emblematica del mondo che abbiamo ereditato dai baby boomers, fatto di inganni, sotterfugi, ricatti e bugie, di cose-non-dette e di non-ti-preoccupare-poi-vediamo. Un modo di vivere per cui la gratificazione sul luogo di lavoro e la stabilità di relazioni sono dati per scontati poiché manca l’onestá di mettersi in discussione e ammettere il fallimento. Un approccio al lavoro e all’amore (anzi no, lo chiamano ormai “relazioni”) che non valorizza ma nega la passione per la costruzione e la soddisfazione che ne deriva: perché la costruzione, quella vera, è un processo fluido, luminoso, piacevole e onesto. Un processo che non nega gli ostacoli ma li supera, che non si insinua nei meandri delle complicazioni ma le affronta e le semplifica con onestà e integrità.

Da buon social writer, Andrea chiude con il “call to action”:

“Mi racconti una cosa bella che hai costruito nel tempo e con pazienza?”

Gli ho risposto: “sto costruendo con tempo e pazienza qualcosache possa finalmente ridare alle persone il proprio valore e la possibilità di lavorare in un sistema aperto, etico e connesso. Se avrai tempo, te lo racconterò!

Non ha ancora trovato tempo.

Pazienza.

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