Il piacere di parlare con qualcuno che ne sa

Siamo Manager, Impiegati, Operai. Siamo specializzati o generalisti. Siamo bravi a fare qualcosa, bravi a gestire situazioni. Eccelliamo, a volte. Alcuni più di altri. Ai tempi della scuola erano magari quelli con la mano sempre alzata nell’ora di fisica, matematica o filosofia, puntualmente etichettati con i più offensivi attributi. Spesso all’università si accampavano dietro la porta del prof all’orario di ricevimento sotto lo sguardo esterrefatto dell’amico abbronzato di passaggio. Leggevano e leggono tanto: riviste, libri, giornali. Sono quelli che, quando gli racconti qualcosa, ti ascoltano. Che sanno i testi delle canzoni. Che quando viaggiano esplorano, che quando mangiano gustano. Sono quelli, si: quelli che fanno domande.  

Quelli che fanno domande, che si chiedono e chiedono, quelli che “dici che c’è un altro modo?”. Loro sono migliori. Perché hanno negli occhi l’attitudine invidiabile ad imparare, perché hanno conosciuto e conoscono il piacere di parlare con qualcuno che ne sa. Sono quelli sulla cui scrivania arrivano alla fine tutte le situazioni più nuove non per trovare risposte, ma le giuste domande. E quando il “problema” arriva sulla loro scrivania… ecco la magia: non è Google o Quora che stanno aprendo sul pc o sullo smartphone ma la rubrica di Outlook (sincronizzata con LinkedIn, ovviamente) per ricercare quel contatto, quella persona che avevano incontrato una volta e con la quale potranno confrontarsi su quell’argomento.  

Quelli che fanno domande, se arrivi lì che vuoi sapere “possiamo scrivere made in Italy sul prodotto?”, o “è normale che acquisire i lead ci costi il 18% delle vendite?”, o “come si fa un contratto di agenzia con una società di capitali?”, o “si può registrare un marchio col payoff?”, o “si può avere un secondo lavoro da free lance pur essendo dipendente privato?”, se arrivi lì con una qualunque domanda, mica ti danno la risposta. No: quelli ti fanno 10 domande.  

E poi – dopo aver capito perché – chiamano quello o quell’altro che in 20 minuti di telefonata ti risolve il problema. E spesso la soluzione è davvero una figata ed è tutta un’altra cosa da quella che avevi pensato tu. Cioè: quella storia di “registrare il marchio col payoff” o di “scrivere Made in Italy sul prodotto” scopri che neppure aveva un senso. E che ti eri dato la risposta senza farti la domanda giusta. Senza aver capito perché. Ed il problema alla fine neppure esisteva. 

Ora chiediti quanto valgono 20 minuti del tuo tempo. Ora chiediti perché. Ora smettila di googlare ogni domanda che Google è così bravo ad anticipare la tua ricerca che finisci per cercare quello che cercano altri milioni di persone. E ti dimentichi pure la ricerca che dovevi fare e ti fermi alla terza suggerita dall’algoritmo. Ora ritrova il piacere di parlare con qualcuno che ne sa. E di fargli un sacco di domande. 

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