La corsa contro il tempo di chi impara lavorando

Tutte le volte che ad un colloquio o in altre occasioni mi chiedono da quanto sto lavorando in un determinato posto, mi viene quasi da ridere (per non piangere) perchè penso automaticamente che è da quando ho finito l’università che lavoro e faccio contemporaneamente colloqui…senza tregua…può sempre essere l’ultimo giorno, sempre un test, una prova, sempre una lotta di sopravvivenza per cercare di tenermi un lavoro che o si sta esaurendo di suo a causa della crisi, o che io non voglio più. E quindi lavoro ma cerco sempre lavoro, sempre “sul chi va là”, sempre ad assistere a comportamenti che regolarmente si ripetono,  a vedere aziende che cercano di affrontare la crisi quasi sempre a discapito dei dipendenti, all’essere testimone di dinamiche “trite e ritrite” di mobbing, sfruttamento, svalutazione dell’essere umano, frustrazioni a non finire createsi in ambienti in cui si è sempre solo più un numero, come tali facilmente sostituibili, mentre come essere umani unici ma irrilevanti.

Le competenze richieste: sempre più specifiche

Chi come me fa parte della generazione che io definisco formalmente “ponte”, ma solo per non dire “sfigata”, di quella che ha finito gli studi nel modo tradizionale per prepararsi ad una delle tante professioni che fino ad allora garantivano una sorta di sicurezza, avrà probabilmente vissuto sulla sua pelle le mie stesse esperienze e provato sensazioni molto simili.
Essersi per anni preparati per un mondo cambiatogli radicalmente sotto gli occhi e ad una velocità impressionante proprio mentre finiva gli studi. Avrà provato per esperienza che proprio mentre prendeva quel tanto anelato foglio di carta che avrebbe dovuto garantire un minimo di preparazione e requisito in più per posizionarsi nel fatidico mondo del lavoro, quel foglio si è invece rivelato pressochè inutile, perchè la laurea è diventata nel frattempo un requisito minimo quasi scontato, come una volta lo era il saper leggere e scrivere. E oltre a questo gli è stata richiesta tutta una serie di competenze e requisiti corollari come “conditio sine qua non” quasi nessun lavoro poteva nemmeno essere preso in considerazione, dalla conoscenza dalle lingue a competenze sempre più specifiche.

Una generazione alla rincorsa

E da lì ha iniziato la corsa contro il tempo, la corsa ad imparare lavorando per mettersi al passo, ad ottimizzare il piu possibile il tempo, per fare del tempo libero un tempo “utile”, e quindi non più libero, utile per fare un corso, per studiare una lingua, per visitare un posto dove magari..chissà.. posso trovare un lavoro..
Così mi sono lanciata in quello che è diventato il mio lungo e peregrinoso viaggio nel mondo del lavoro, un viaggio fatto di sconfitte, tante, porte in faccia, ancora di più, delusioni su delusioni…
Non ho ancora ben chiara la strada da fare, ma di certo ho capito lungo il tragitto che qualcosa non funziona più come prima, ed io devo prenderne atto e cambiare strategia.
Mi sono chiesta tante volte: ” ma se l’essere umano in quanto tale non conta più nulla, io voglio fare parte di una realtà fatta di numeri o preferisco crearne una io dove le competenze non escludano tutto un aspetto umano a parer mio altrettanto rilevante? 
A voi rigiro la domanda.
Condividi su facebook
Condividi su google
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp

REGISTRATI

E' GRATIS !!