COMPETENZE E SACRIFICI UMANI

Photo by Alain Pham on Unsplash
                                 

“Ricordo ancora il mio primo colloquio all’estero, presso la redazione di un giornale internazionale, consigliatomi da un amico. Mi aveva accolto il direttore stesso, un omone alto e corpulento, dai modi cordiali e affabili. Era la prima volta che dovevo esprimermi in inglese, e in un contesto professionale.

Ricordo ancora molto bene la mia imbarazzata difficoltà nell’esprimere anche solo concetti base, ma ancora di più la delicatezza di questo omone che, con estremo tatto, mi aveva guidato durante tutto il colloquio nelle mie difficoltà, per comunicarmi così alla fine la sua decisione: “Hai un bel carattere, adatto a questo tipo di lavoro, mi piaci molto, però serve più scioltezza nella comunicazione in inglese, per cui ti do un consiglio, soprattutto per te stessa: dedicati a migliorarti in questo senso perché ti servirà per qualsiasi altro lavoro, adesso o in futuro, vorrai fare. Poi, se saremo ancora una tua scelta, sarò estremamente felice di riesaminarti se vorrai bussare di nuovo alla nostra porta”.

Ricordo di essere uscità da quella stanza respinta ma felice, piena di speranza, motivata a crescere e, ancora più importante, con un consiglio prezioso in tasca.

Quel consiglio, elargitomi con estremo disinteresse ed umanità una vita fa ormai, da un uomo che mai avrei più rivisto, mi ha cambiato la vita.

                                              COLLOQUIO O INQUISIZIONE?

Da quel momento in poi si sono susseguiti per anni tutta una serie di colloqui che definirei piuttosto “interrogatori”, mirati soprattutto ad evidenziare quel che mi mancava per essere la candidata perfetta piuttosto che ad individuare le mie potenzialità.

Mi sono scontrata con un mondo per cui sarei sempre stata inadatta, mai abbastanza, anche solo perchè non disposta a barattare la mia dignità con uno stipendio da fame ed un lavoro il più delle volte tutt’altro che soddisfacente.

Nel vedere come vanno ancora le cose credo siano in tanti che, come me, avrebbero voluto anche solo una concreta possibilità per la quale valesse la pena mettersi davvero in gioco, e fare sacrifici a cuore un po’ più leggero, non perché costretti dalle contingenze, ma perché motivati; vuoi da un datore di lavoro attento alle loro capacità, vuoi da un obiettivo realmente raggiungibile e non solo sventolato davanti come la carota con l’asino; insomma, motivati dal raggiungimento di una qualità di vita che possa essere il risultato di un giusto compromesso tra sacrifici, impegno richiesto, e soddisfazione personale.

Quanti non vorrebbero urlare durante questi colloqui:”ho un sacco di energie, usatele, ho molto da offrire se solo me ne date la possibilità, imparo in fretta e non ho paura di mettermi in gioco!”.

                                      UN’ASTICELLA CHE SI ALZA SEMPRE DI PIU’

So bene che sulla carta ci sarà sempre qualcuno migliore, con più competenze, esperienza, più certificati, più tutto insomma…ma non si può nemmeno spendere tutta una vita a rincorrere una meta che si sposta sempre più in là, un’asticella che si alza sempre più in alto mano a mano che ci si avvicina, quasi fosse un miraggio.

Oltrettutto, sorge poi spontanea una domanda:”Se un datore di lavoro si arroga la libertà di chiedere ai propri dipendenti, attuali o potenziali, una miriade di competenze, fiducia cieca, lealtà suprema, promesse di collaborazioni a lungo termine, sacrifici, grande versatilità a svolgere mansioni che vanno sempre al di là di quello che compete, lui, da parte sua, cosa è disposto a dare in cambio di altrettanto valevole?

Perchè mi spiace, la risposta “uno stipendio” non basta più. Questo è ormai il requisito minimo senza il quale io, potenziale dipendente, non prendo più in considerazione la proposta lavorativa.

E per stipendio non intendo più uno stipendio minimo, ma dignitoso, che mi garantisca di poter vivere, non di sopravvivere.

Le persone vanno motivate per potersi arrogare il diritto di chiedere loro tutto questo.

Ad oggi, manca solo più la richiesta di un sacrificio di sangue ed il rito di iniziazione per l’autodistruzione della persona è completato.”

 

Condividi su facebook
Condividi su google
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp