Cuneo fiscale e contributivo: cosa serve sapere

Cuneo fiscale

L’argomento più dibattuto in tema di rilancio occupazionale e crescita economica del Paese è l’alleggerimento della pressione fiscale gravante su imprese e famiglie. La questione centrale di queste discussioni è il taglio del cuneo fiscale/contributivo.

Cos’è il Cuneo Fiscale/Contributivo?

Il cuneo fiscale rappresenta l’aumento di prezzo che subisce uno specifico bene e/o servizio quando viene introdotta un’imposta sui redditi da lavoro.

Gli effetti più rilevanti conseguenti l’introduzione di una nuova imposta, trascurando l’elasticità della domanda (che permette di comprendere chi, fra produttori e consumatori, sopporterà in misura maggiore il peso della nuova imposta), sono:

  • diminuzione della quantità di prodotto scambiata,
  • aumento del prezzo finale del bene,
  • diminuzione del ricavo marginale dei produttori.

Il cuneo fiscale/contributivo si può definire come la differenza tra il costo del lavoro sopportato dall’azienda e la quantità netta di denaro ricevuta dal lavoratore: rappresenta per questo la somma delle imposte (dirette, indirette o sotto forma di contributi previdenziali, INAIL, cassa edile ecc.) che gravano sul costo del lavoro.

Le componenti del cuneo fiscale/contributivo

Sostanzialmente il cuneo fiscale è determinato dal prelievo fiscale e previdenziale che lo Stato impone sul rapporto di lavoro. 

Gli introiti sono destinati alla copertura della spesa pubblica per sicurezza, scuola, sanità, infrastrutture ecc. Le trattenute contributive sono invece necessarie per finanziare i sistemi pensionistici obbligatori.

In Italia, sui redditi da lavoro dipendenti e autonomo/professionale (sia pure con modalità e misure diversificate) gravano differenti oneri che sono in parte ripartiti tra impresa e lavoratori.

I principali oneri possono essere, a titolo esemplificativo e non esaustivo, schematizzati e riassunti come di seguito:

  1. Oneri contributivi a favore dell’ente pensionistico (INPS) per il lavoro dipendente e casse e/o gestioni speciali per il lavoro autonomo. Essi sono a ripartizione e la maggior parte è posta a carico del datore di lavoro. Servono a finanziare il sistema pensionistico a favore del lavoratore una volta raggiunti i limiti di età per l’uscita dal mondo del lavoro. Sono variabili a seconda del settore produttivo.
  2. Oneri assicurativi a favore dell’ente che si occupa della sicurezza e degli infortuni sul lavoro (INAIL). Essi sono a ripartizione e servono ad indennizzare il lavoratore in caso di infortunio sia di modesta entità che per un infausto evento. Sono previsti precisi standard di sicurezza che il datore di lavoro ed il lavoratore stesso devono osservare. Gli stessi versamenti a favore dell’INAIL differiscono in base ai rischi relativi al settore ed alla tipologia di attività di azienda e dipendente (per gli amministrativi ad esempio sono previste aliquote inferiori rispetto ad altre categorie).
  3. Tassazione del reddito da lavoro a favore dell’erario posta interamente a carico del lavoratore per scopi di finanza pubblica. Essa è un’imposta (IRPEF) ad aliquote progressive per scaglioni di reddito diminuita di detrazioni e particolari agevolazioni previste dal TUIR (testo unico delle imposte sui redditi).
  4. Tassazione sulle attività produttive (IRAP) a favore delle regioni posta interamente a carico del datore di lavoro. Serve a finanziare le spese sanitarie e varia da regione a regione ed a seconda della tipologia delle aziende (impresa commerciale, agricola, ente pubblico, banche ecc.).

Numericamente e solo per comodità di esposizione, il cuneo fiscale/contributivo può essere così rappresentato: fatto 100 il reddito lordo di lavoro, al dipendente verrà corrisposto, dopo gli oneri e le tasse a suo carico, un importo di 70 mentre il costo per il datore di lavoro sarà 100 + 40 per effetto degli stessi oneri e tasse a suo carico.

Un confronto con gli altri Paesi

Secondo i dati forniti dall’OCSE (Taxing Wage 2020), nel 2019, il cuneo fiscale medio per i lavoratori single all’interno dei Paesi Ocse è stato pari al 36%, registrando una diminuzione di 0,11 punti percentuali rispetto al 2018.

I cunei fiscali medi più alti si sono registrati in Belgio (52,2%), Germania (49,4%), Italia (48%), Austria (47,9%), Francia (46,7%), quelli più bassi in Cile (7%) e Nuova Zelanda (18,8%).

Un andamento analogo si riscontra nel caso di coppie con un singolo reddito e due figli ed anche in questo caso ai primi posti c’è l’Italia (39,2%) seguita da Finlandia, Grecia, Svezia e Turchia (tra 37% e 38%) mentre, il valore è più basso si registra in Nuova Zelanda (3,5%), Cile (7%) e Svizzera (9,9%).

Un dato interessante che emerge dall’analisi è inoltre relativo al costo del lavoro in Italia. È più basso rispetto a molti Paesi dell’area Euro ma non paragonabile in confronto ai Paesi dell’Europa dell’Est, dove si sposta sempre più frequentemente la produzione industriale.

I dati quindi confermano che l’Italia è in una posizione sfavorevole rispetto al contesto internazionale sia in termini cuneo fiscale che di crescita della produttività.

Gli strumenti per ridurre il cuneo fiscale/contributivo

Per ridurre il costo del lavoro è possibile ricorrere a tecniche dirette ed indirette

Tra le tecniche dirette si può distinguere tra:

  • a carattere strutturale, che comportano una riduzione stabile nel tempo del carico fiscale e contributivo 
  • a carattere agevolativo ossia legate alla creazione di nuovi posti di lavoro per determinati periodi, aree territoriali e/o settori.

Più precisamente, gli interventi di carattere strutturale sono concentrati sulla riduzione di alcune voci della contribuzione a carico dei datori di lavoro al fine di diminuire il cuneo fiscale e contributivo.

Le altre misure sono volte ad aumentare la convenienza economica delle assunzioni effettuate dalle imprese, riducendone, tramite la leva contributiva e fiscale, il costo del lavoro almeno nella fase iniziale del rapporto lavorativo.

Sono tecniche dirette alla riduzione del costo del lavoro, gli interventi dei Governi finalizzati ad esempio alla riforma delle pensioni, le detrazioni per i familiari a carico, le riforme introdotte con il Job Act e la spinta alla contrattazione decentrata.

Sono invece tecniche definite indirette quelle basate sulla flessibilità del rapporto del lavoro. In questo contesto si posiziona ad esempio il Job Act (contratto a tutele crescenti, nuovi ammortizzatori, conciliazione vita-lavoro), la somministrazione di lavoro e l’outsourcing.

Quali soluzioni per il taglio del cuneo fiscale/contributivo?

Un elevato livello del cuneo fiscale è, in genere, la conseguenza naturale di un elevato valore della pressione fiscale complessiva e riflette il ruolo dello Stato nell’economia in particolare, la scelta di un maggiore o minore intervento dello Stato nei campi della sanità, delle pensioni e dell’istruzione.

Uno tra i problemi che maggiormente impatta sul cuneo fiscale è rappresentato dal dualismo tra lavoro regolare e lavoro nero. Le evasioni contributive e fiscali infatti sottraggono risorse alla spesa pubblica spingendo verso l’alto il cuneo fiscale.

La lotta al sommerso

Attuata con serie misure repressive, mediante adeguate politiche di accertamento e favorendo un cambio culturale epocale, garantirebbe una notevole riduzione del cuneo fiscale infatti porterebbe alla luce ingenti introiti per le casse dello Stato.

Ragionamenti molto simili potrebbero esser fatti inoltre per l’elusione fiscale che consiste nel mettere in pratica una serie di comportamenti (negozi e/o atti giuridici) seppur leciti al fine di diminuire la pressione tributaria.

Contenere le retribuzioni nominali 

Può rappresentare una soluzione efficace nel breve periodo se e solo se le imprese diminuiscono i prezzi in modo corrispondente ed aumentano gli investimenti, invece dei margini di profitto.

L’armonizzazione della pressione fiscale

A livello Comunitario potrebbe essere ancora un’altra soluzione poiché le multinazionali non avrebbero vantaggi nello spostare le proprie sedi in Paesi dove la pressione fiscale è più vantaggiosa e di conseguenza aumenterebbe il gettito fiscale del paese in cui opera.

La ricerca del contenimento dei costi 

Attraverso una maggiore precarietà del lavoro è inutile e improduttiva, considerati i riflessi negativi che si hanno sulla distribuzione del reddito e sulla domanda interna, oltre a rappresentare un disincentivo alla riqualificazione dell’offerta e alla qualità delle produzioni. Per migliorare la competitività di beni e servizi da esportare, si potrebbero agire invece che sulla competizione sui costi, sulla qualità, investendo in ricerca e innovazione.

Alternativamente si potrebbe pensare, come accade negli Stati Uniti o in Giappone, di ridurre l’intervento pubblico nell’economia con tutte le conseguenze del caso (sanità non più gratuita ecc.).

Conclusione

Come visto non esiste una ricetta unica ed in ogni caso bisogna assumersi la responsabilità di una scelta!

Scegliere tra misure di breve periodo o di lungo periodo, decidere se e come contrastare il lavoro “nero” e l’evasione ed elusione fiscale/contributiva, fare un’analisi costi/benefici di una maggiore o minore presenza dello Stato nell’economia non è sempre semplice o scontato.

Tuttavia, la diminuzione del cuneo fiscale/contributivo, in uno ad altri interventi ritenuti utili ed adeguati allo scopo, può in definitiva essere un valido strumento per aumentare la crescita, la competitività ed il tasso di occupazione

I minori introiti verrebbero compensati da un incremento del numero dei contribuenti permettendo di raggiungere l’equilibrio finanziario desiderato.


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