Innovazione e tecnologia: perché non sono sinonimi di digitalizzazione

Innovazione tecnologia digitalizzazione

“L’applicazione e l’uso di tutto ciò che può essere funzionale alla soluzione di problemi pratici”

Questa è la definizione classica di tecnologia.

Risulta subito chiaro che si parla di strumenti pratici che servono a semplificarci la vita e che l’adozione di una nuova tecnologia è sempre un’innovazione. Ma non per forza tecnologia e innovazione devono avere a che fare con la digitalizzazione.

I nostri antenati potevano spostarsi esclusivamente a piedi, con grandi difficoltà nel trasportare oggetti pesanti e percorrere grandi distanze.

L’invenzione della ruota ha semplificato questa azione, risolto i principali problemi di trasporto e dato il via ad una catena di invenzioni sempre più funzionali.

La ruota rientra a pieno titolo nel concetto di tecnologia, anche se non ha proprio nulla di digitale.

Insieme alla ruota possiamo pensare al telegrafo, al ferro da stiro, alla macchina da cucire o alle posate…niente di più lontano dal mondo di schermo e tastiera ma tutti strumenti tecnologici fondamentali per migliorare la vita quotidiana.

Innovazione: oltre il digitale

Spostiamoci dalla vita quotidiana a quella aziendale: se si parla di innovazione, ancora una volta è facile essere tentati di pensare solo al mondo digitale.

Innovare in azienda significa introdurre qualcosa di nuovo per raggiungere determinati scopi:

1. Innoviamo per alleggerire i flussi di lavoro e per renderli più funzionali.

Durante un colloquio di lavoro mi è stato chiesto di indicare almeno tre ragioni per cui i tombini tondi fossero preferibili a quelli quadrati.

Dopo un attimo di smarrimento, ho iniziato a comprendere il senso della domanda dal punto di vista dell’innovazione come alleggerimento dei flussi di lavoro:

  • I tombini tondi sono più leggeri da trasportare, a parità di grandezza, mancando gli angoli del quadrato
  • Quando devono essere riposizionati dopo un intervento, l’operatore non deve perdere tempo nel “trovare il verso giusto”
  • Si può agganciare la scala in qualunque direzione si voglia

Ecco come anche un tombino tondo possa rappresentare l’essenza dell’innovazione.

2. Innoviamo per produrre di più o perché riduciamo i costi.

Pensiamo ad un’azienda che di innovazione se ne intende: Amazon.

Il marketplace più famoso al mondo ha scelto di utilizzare un mezzo di trasporto davvero inusuale per le consegne a medio raggio: i droni.

Questa innovazione è utile per ridurre i costi relativi alle consegne e anche ad ottimizzare i tempi di consegna, che vengono garantiti in soli 30 minuti dall’ordine.

3. Innoviamo per vendere di più:

una delle aziende che più di tutte ha creduto nel cambiamento e nell’innovazione del linguaggio come strumento per raggiungere più clienti è stata Mc Donald’s.

La storia della catena di fast food più famosa del mondo nasce con un logo in bianco e nero che parlava di famous barbecue.

Le prime ricerche di mercato hanno reso chiaro che si doveva puntare su altro ed ecco allora spuntare un payoff che puntava tutto sulla velocità e la comodità del servizio dell’hamburger in busta per poi arrivare ai celebri archi gialli, fino al famoso I’m lovin it che tutti conosciamo.

Arrivare al pubblico con un messaggio efficace, che punti sui punti di forza del brand è un’operazione innovativa tra le più importanti che si possono attuare in azienda.

Lo scopo ultimo dell’innovazione è quello di semplificare il lavoro delle persone attraverso l’introduzione di strumenti che possano davvero essere utili al miglioramento dei processi di lavoro.

Sfatiamo il mito:

Nelle conversazioni di tutti i giorni capita spesso di sentire i termini digitalizzazione ed innovazione utilizzati come sinonimi.

L’origine dell’errore è semplice: pensiamo alla tecnologia digitale come a qualcosa che, rispetto ad una produzione del tutto artigianale o fatta a mano, faccia risparmiare tempo.

In realtà l’introduzione di una nuova tecnologia digitale può non essere per nulla innovativa, nel senso che non solo potrebbe appesantire i flussi di lavoro ma potrebbe arrivare addirittura a rallentare la produzione, con un conseguente aggravio dei costi.

Un nuovo device o un nuovo software potrebbero rivelarsi troppo difficili da utilizzare per i collaboratori, diventando così fonte di significative perdite di tempo e di frustrazione.

Penso ad un mio cliente: aveva riorganizzato il proprio flusso di lavoro in modo decisamente analogico.

Aveva dedicato un tavolo dell’ufficio ad una fila di cartellette portadocumenti con delle etichette ben visibili: “contratto firmato” – “merce da ordinare” – “ordinato” – “in attesa di saldo” – “in consegna”.

Ogni ordine doveva spostarsi da una cartellina all’altra a seconda del suo stato di avanzamento, in modo tale che tutti avessero sempre sotto controllo l’evoluzione di quella pratica.

Anche questo è ciò che si può definire un processo di innovazione: niente a che fare con il digitale ma un perfetto flusso di lavoro ottimizzato, che semplifica il lavoro di tutto il team.

Se questo cliente in un determinato momento decidesse di dotarsi di un software che lo aiuti nella gestione degli ordini, non dovrebbe fare altro che trasportare in digitale questo processo già perfettamente funzionante su un tavolo.

Il vero risparmio di tempo che può offrire l’innovazione digitale si realizzerà solo nel momento in cui lo strumento verrà utilizzato per ottimizzare un processo già di per sé ben strutturato e funzionale.

Pensiamo ad un altro esempio di tecnologia che spesso si scambia per sana e necessaria innovazione: il negozio online.

Si prenda un’azienda di servizi radicata sul territorio con propri punti vendita che ha deciso di ampliare la propria offerta e di iniziare a proporre anche una linea di prodotti.

La tentazione è quella lanciarsi subito nel mondo dell’e-commerce, pensando che sia il modo migliore e più efficace di portare al successo i propri prodotti. Tuttavia, non necessariamente le vendite del prodotto dovranno decollare on-line! Al contrario, nel nostro esempio, sarà molto più probabile puntare ad ottenere volumi soddisfacenti dalle vendite dirette concluse nei vari punti vendita del brand.

Senza dubbio ampliare la propria offerta rappresenta un’innovazione ma forse la tecnologia digitale non è il modo migliore per veicolarla.

Conoscere il proprio target e creare processi innovativi di successo non sempre sono concetti che devono passare attraverso il mondo digital.

Pensiamo infine al mondo del customer service: quasi tutte le aziende ormai affidano il proprio servizio di assistenza clienti a strumenti quali chatbot o messaggistica su canali digitali.

La tecnologia digitale che anima questi canali di interazione è senza dubbio sofisticata e molto efficiente, peccato però che non sempre i clienti li ritengano adatti.

Da un’indagine di Trustpilot infatti, è emerso con chiarezza che il 75% dei consumatori italiani preferisce affidarsi ad un operatore reale per ricevere assistenza ed il 36% del campione ha affermato di non fidarsi delle risposte generate dalle chatbot.

La vera innovazione dunque è quella che porta un cambiamento ad un processo aziendale.

Per farlo, si possono utilizzare le molteplici soluzioni che la tecnologia ci mette a disposizione ma è sempre bene non confondere la tecnologia, cioè lo strumento, con la digitalizzazione a tutti i costi.

Innovazione e tecnologia non sono sinonimi di digitalizzazione: riuscire a portare un cambiamento efficace nei flussi aziendali significa saper ascoltare i bisogni dei nostri clienti e tradurli in nuovi processi, supportati dalle tecnologie più adeguate.

Solo una volta definiti i bisogni e valutati gli strumenti tecnologici disponibili, si potrà decidere se la soluzione digitale è quella più adeguata a supportare l’innovazione che vogliamo portare nella nostra azienda.


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