donne imprenditrici

Se sei una donna, almeno una volta ti sarà capitato di entrare in una sala riunioni, vedere i tuoi colleghi uomini e di sentire che, ancor prima di parlare di business, dovevi superare un altro problema: la diffidenza.   

Quella che da fuori potrebbe sembrare una corsa campestre dalle pari opportunità di vittoria per tutti i partecipanti, è per le donne una corsa ad ostacoli piena di pregiudizi e barriere mentali invisibili. 

Sedere al tavolo con altri professionisti uomini richiede uno sforzo maggiore per noi, perché dobbiamo superare quegli ostacoli, dimostrare che meritiamo quella sedia e che le nostre opinioni contano quanto le loro.  

Se iniziassi a citare tutte le volte in cui mi è capitato di essere inequivocabilmente scambiata per l’assistente del mio socio, o mi è stato chiesto “mi faccia parlare con un suo superiore” quando invece il capo ero proprio io, non basterebbe un articolo. 

Scardinare i pregiudizi sulle donne imprenditrici non è mai stato facile, seppur, grazie alla nostra empatia, determinazione e multipotenzialità, siamo imprenditrici praticamente da sempre

Donne imprenditrici di successo: gli insegnamenti della storia 

La prima donna imprenditrice di cui si hanno notizie scritte si chiamava Eumachia di Pompei e visse nella prima metà del I secolo.

A seguito della morte del marito, Eumachia ereditò l’attività di commercio di lana e divenne una personalità talmente influente in città che le venne dedicata una statua al Foro e divenne la protettrice di tintori e lavandai.  Fu proprio lei a volere fortemente la costruzione dell’edificio che doveva ospitare il mercato della lana per dare a questo settore nuovo slancio e possibilità di crescita.  

La forza di noi donne risiede proprio nella capacità di adattamento e di continua evoluzione: se vi dico Lucrezia Borgia cosa vi viene in mente?

Intrighi, sensualità e scaltrezza hanno cristallizzato questa figura femminile rendendola quasi uno stereotipo di femme fatale d’altri tempi, ma i documenti della corte estense, custoditi dall’Archivio di Stato di Modena dal 1598, offrono un’immagine della duchessa molto diversa. 
I fondi archivistici hanno infatti portato alla luce carteggi che raccontano di una Lucrezia abile imprenditrice: si dedicò con successo alla bonifica delle terre paludose incolte del ducato, all’amministrazione dei poderi produttivi ma anche all’innovativa idea di allevare bufale e lavorarne il latte per ricavarne ottime mozzarelle. 

Uno dei periodi più interessanti per le donne imprenditrici è stato sicuramente l’Ottocento, epoca in cui le vicende storico-politiche internazionali hanno portato l’imprenditoria femminile ad un nuovo livello: le guerre allontanarono dalle case e dalle attività gli uomini; ecco dunque che numerosissime furono le donne che presero in mano le redini delle attività di famiglia e le portarono avanti in autonomia, parallelamente a famiglia e figli. 

Giusto per darti qualche numero, come riporta l’Enciclopedia Treccani: all’inizio degli anni Settanta dell’Ottocento, a Milano il 7,1% delle donne possedeva redditi da capitale e lavoro

La cosa che a volte dimentichiamo è che queste donne non erano solo imprenditrici, ma anche madri, mogli, amanti.

Donne esattamente come me e te che non volevano essere una cosa sola, donne che si sono distinte non solo per la capacità di fare affari ma anche per le loro idee innovative.

Tra il XVIII e il XX secolo troviamo come esempi di innovazione: 

Mary Katherine Goddard: nel 1766 divenne la prima donna editrice e direttrice di un ufficio postale d’America.  

Lydia Estes Pinkham: nel 1875 riuscì a trasformare i suoi rimedi casalinghi naturali in un vero e proprio business grazie alla sua strategia di marketing per cui fece conoscere i suoi prodotti alle donne e le educò a riconoscere i problemi di salute. 

Clora Socomb: nel 1893 presentò alla Grande Esposizione Universale di Chicago uno spazio dedicato all’Italia fatto di pregiatissimi pizzi e merletti realizzati da abili ricamatrici italiane che fecero impazzire gli Stati Uniti ed aprirono le porte ad un nuovo fiorente mercato internazionale. 

Madam C.J. Walker: prima donna afroamericana a creare un vero e proprio impero. Orfana di genitori schiavi a soli 7 anni, raggiunse il successo grazie al suo prodotto per capelli Madam Walker’s Wondefull Hair Growe che dal 1905 in poi divenne un vero e proprio must have per tutte le donne d’America. 

Luisa Spagnoli: il marchio di moda fu eredità del marito ma a lei si devono la nascita ed il successo della Perugina, oltre che l’invenzione dell’iconico “Bacio”. 

Tutt’oggi non abbiamo perso la nostra scintilla innovativa: secondo il  Global Business Entrepreneurship Monitor 2016/17 , le donne  propongono idee imprenditoriali innovative per il 5% in più degli uomini.  

La ragione? Fin da piccole alle donne viene insegnato ad essere educate, composte, a modo: questo molto spesso limita lo sviluppo della propensione al rischio, che è invece stimolata negli uomini fin dalla tenera età, spinti alla competizione e al puntare in alto quasi al limite dell’incoscienza. 

Mentre per noi donne l’imprenditorialità rappresenta un’opportunità unica riservata alle più coraggiose e competenti, per i colleghi uomini invece è vista come l’evoluzione naturale del loro percorso di vita. 

Quali sono le sfide per una donna imprenditrice?  

Essere donna ed imprenditrice è sinonimo di sfida: accesso al credito, paura di fallire, trovare finanziatori, diventare “equilibriste” e dividersi tra lavoro e famiglia, essere un leader autorevole per gestire al meglio fornitori e dipendenti sono solo le prime che mi vengono in mente (e che approfondiremo insieme nelle prossime settimane, promesso!)

Tornando però al punto d’inizio di questo articolo, sedute a quel famigerato tavolo della sala riunioni, credo davvero che la sfida più importante e più dura da vincere sia ancora quella che ci vede ogni giorno impegnate a scardinare la  diffidenza e il pregiudizio che un certo mondo del lavoro continua ad avere nei nostri confronti. 

Pensare di poter vincere semplicemente confidando nel fatto che “questa volta andrà diversamente”, che avremo interlocutori più aperti o meno prevenuti non è di certo la strategia migliore (anche se rimanere ottimiste è sempre un ottimo punto di partenza!)  

Ciò che conta, ciò che fa la differenza e che potrà farci sedere a quel tavolo certe di essere ascoltate è arrivare in quella sala riunioni con un’ottima preparazione e con la consapevolezza delle nostre capacità. 


Lo dico con grande convinzione non solo per fare della retorica spicciola ma perché l’ho vissuto sulla mia pelle: durante uno dei miei primi lavori come commerciale in ambito automotive non sapevo assolutamente nulla di filtri auto o pastiglie freno, a differenza dei miei colleghi maschi 50enni cresciuti in mezzo a motorini e marmitte modificate.  

Quello che mi ha permesso di diventare la migliore commerciale in azienda è stato conciliare la mia predisposizione all’ascolto con sabati pomeriggio passati dal meccanico del paese a guardare e fare domande sul suo lavoro. Nel giro di tre mesi non solo sapevo cosa fosse una pastiglia freno, ma sapevo perché si usurava, quando cambiarla, come riconoscerne una buona da una di bassa qualità e avevo analizzato il packaging, il montaggio e l’usura di quelle di almeno 6 concorrenti.   

La preparazione, la formazione e lo studio sono le uniche alleate a nostra disposizione per guadagnare fiducia, stima e rispetto di noi stessi, a prescindere dal fatto che tu sia uomo o donna: quando la tua voce è una voce autorevole, diventi semplicemente la persona più interessante di quella stanza. 

Tutte le persone davvero preparate che mi è capitato di incontrare nella mia vita, professionale e non, avevano una caratteristica in comune: erano curiose e non avevano paura del confronto.  
E noi donne lo siamo per natura.  

Questa predisposizione naturale ci può aiutare a portare al successo la nostra idea imprenditoriale: formandoci, confrontandoci con esperti, mettendoci in gioco e utilizzando strumenti innovativi che semplificano l’attività imprenditoriale.  

BEYOND THE BOX, racchiude tutto ciò in cui credo: competenze messe a disposizione di chi vuole crescere, condivise in modo semplice ed intuitivo grazie alla tecnologia. Un ambiente protetto e scevro da ogni pregiudizio in cui poter chiedere a veri esperti del settore tutto ciò che serve per prendere decisioni consapevoli, e far crescere il proprio business. 

Concludo questo articolo con un dato che mi  riempie di orgoglio: nel 2020 il 75% delle richieste in /BeyondTheBox è arrivata da donne che si volevano riqualificare ed erano pronte ad intraprendere una sfida imprenditoriale. 

Un caso? Io non credo.  

E tu, quale sfide stai affrontando?  
Parliamone, scrivimi su LinkedIn oppure mandami un’e-mail.

Potresti essere la protagonista di uno dei prossimi articoli 🙂

Alla prossima!

Aleksandra Maravic 
CEO BEYOND THE BOX 

Disclaimer: questo articolo nasce dalla mia volontà di condividere osservazioni ed esperienze personali e non vuole in alcun modo rivolgersi in modo generalizzato e superficiale a tutti gli uomini o a tutte le donne. Non ha nessuna pretesa di essere una verità assoluta ma vuole portare alla luce dei comportamenti discriminatori vissuti da me in prima persona e da molte donne vicine a me. Ne parlo per diffondere consapevolezza e non per discriminare ulteriormente. 

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