mansplaining

La prima volta che mi sono imbattuta nel termine mansplaining è stato leggendo un articolo della scrittrice e giornalista Rebecca Solnit, di cui forse hai sentito parlare proprio per la sua raccolta di saggi “Gli uomini mi spiegano le cose“. 

Mansplaining è un neologismo formato dal sostantivo “man” (uomo) ed il verbo “explain” (spiegare). Letteralmente traducibile con l’espressione uomini che spiegano
 
A chi? Beh, alle donne naturalmente! E se sono donne esperte e competenti, vale doppio. 

Quando? Se eseguito a regola d’arte, lo spiegone arriva quando non è stato assolutamente richiesto. 

E perché? Anche qui, se si osservano le regole del mansplaining d’autore, solitamente non c’è alcun motivo oggettivo che giustifichi questa elargizione di spiegazioni o consigli gratuiti. 

Lavorando in settori a prevalenza maschile come l’automotive e la tecnologia, mi sono dovuta spesso subire lunghi monologhi non richiesti.  
 
Che poi, in realtà a me piace imparare, sono curiosa per natura, mi piace che mi si raccontino e spieghino le cose che non so: la cosa diventa però irritante, e piuttosto noiosa, quando mi sento spiegare argomenti su cui sono già molto più che esperta.  

Frasi come “lascia che ti spieghi”, “ti faccio vedere io come si fa” e simili, sono spesso segnali che devono farti rizzare le antenne: il tuo interlocutore sta per spiegarti ciò che tu sai già perfettamente, spesso molto meglio di lui. 
 
E no, prima che tu possa pensarlo: non è una tua percezione o una tua paranoia.  

Il mansplaining esiste: ecco qualche dato a supporto 

Secondo uno studio di Myra e David Sadker, due ricercatori americani che hanno analizzato la diseguaglianza di genere in ambito scolastico, il mansplaining inizia sin da piccoli: nelle discussioni in classe i maschi urlano le risposte a gran voce fino ad 8 volte più spesso rispetto alle ragazze, intervenendo in modo molto spesso più teatrale e rumoroso, mentre quando sono le ragazze ad urlare per intervenire vengono invitate ad alzare la mano prima di prendere parola.  

Alcuni studi pubblicati dai ricercatori dell’Università di Brighton hanno dimostrato che, nelle conversazioni professionali, la parola viene presa dagli uomini per ben il 75% del tempo: una percentuale che lascia davvero poco scampo alle malcapitate interlocutrici, ma che dà a noi tanto spazio per riflettere su quanto sia comune imbattersi in episodi del genere. 

E’ un fenomeno così diffuso che nel 2016 Unionen, il più grande sindacato svedese dei lavoratori, ha inaugurato una linea telefonica gratuita  sfoghi e segnalazioni su episodi di mansplaining. 

Pensi che il mondo digitale possa tenderti una mano?  
Mi spiace deluderti, ma episodi di mansplaining sono all’ordine del giorno anche sui social media – anzi, il filtro dello schermo e la possibilità di utilizzare nickname o profili fake spesso incentiva anche chi di persona non si azzarderebbe mai a farlo!  
 
E a dimostrazione del fatto che non capita solo a noi comuni mortali, ma anche a donne che fanno cose pazzesche e inarrivabili per la maggior parte della popolazione, ti porto l’esempio delll’astronauta della NASA Jessica Meir: qualche anno fa pubblicò sul suo profilo Twitter una foto dove diceva di essere entrata “nella zona equivalente allo spazio dove l’acqua bolle spontaneamente”.  
 
Un uomo, ha pensato bene di rispondere al suo tweet così: “Non userei il termine ‘spontaneamente’. La pressione della stanza è inferiore alla pressione del vapore dell’acqua a temperatura ambiente. Semplice termodinamica.” 
 
Sicuramente prima di premere invio non aveva previsto le reazioni al suo commento, sgradito tanto a donne quanto a uomini, e la solidarietà che si crea sul web a fronte di episodi del genere. (se sei curiosa, qui c’è il tweet originale con i relativi commenti).
E sicuramente, prima di premere invio non era riuscito a trattenere quell’incontenibile voglia di “spiegare cose”. 
 

“Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”

Come diceva Agatha Christie, e spero che questi dati ti abbiano dato una minima idea di quanto sia diffuso questo fenomeno e soprattutto di come non conosca nazionalità.  
 
Per chi ritiene che il mansplaining non esista…probabilmente ne è uno degli esponenti più emeriti, e in questo caso ti assicuro che anche portare questi dati a supporto non servirà a molto. 
 
 

Credits to: Nicole Tersigni – Men to Avoid in Art and in Life

Come reagire al mansplaining 

Molto spesso, anzi quasi sempre, chi subisce mansplaining non reagisce, forse per educazione, per evitare polemiche o semplicemente per evitare di tirarsi addosso ulteriori precisazioni sul tema. 

Ma c’è un modo giusto di reagire? Non penso ci sia una risposta univoca: possiamo però prendere diverse strade a seconda di chi abbiamo davanti o a quello che ci sentiamo di dire. 

Sii ironica: l’umorismo è un’arma potentissima e rispondere a questi episodi con una battuta può aiutare a far capire all’altra persona che il suo intervento è fuori luogo. L’umorismo ci permette di innalzare le barriere senza però risultare offensive. 

Fai domande: fare domande mirate permette di verificare quanto la persona dall’altra parte sia davvero preparata. La speranza in questo caso è che l’interlocutore si renda conto della sua ignoranza in merito e cambi discorso per evitare di sprofondare nelle sabbie mobili dell’inadeguatezza. 

Metti le cose in chiaro: se fai parte di quella categoria di donne che preferisce mettere le cose in chiaro fin da subito, preparati delle frasi semplici per far capire all’altra persona che sta esagerando. Qualcosa del tipo “Ti ringrazio per la spiegazione, conosco bene il tema”, oppure “ti ringrazio, forse non ti ho raccontato che da anni mi occupo di xy” . Qualsiasi espressione che faccia capire in modo educato che sarebbe meglio non insistere. 

Con il tempo ho affinato la mia tattica personale e ogni volta che sono protagonista di mansplaining di solito alterno ironia e frasi  tipo “ti ringrazio ma preferisco continuare io”.  
 
Indipendentemente da come scegliamo di reagire la cosa fondamentale è farlo subito.  
Andare a casa e rimuginare su quella conversazione pensando alle 1000 risposte che avresti potuto dare è davvero controproducente (oltre che frustrante). Reagisci subito e togliti il pensiero. Practice makes perfect
Con il tempo diventerai sempre più brava nel gestire questo tipo di situazioni. 

Ricordati però che non sempre le persone lo fanno volutamente: magari sono sempre state abituate a farlo e nessuno le ha mai fatte riflettere su quanto sgradevole potesse essere, oppure stanno solo genuinamente e goffamente tentando di rendersi utili.  
 
Perciò non serve essere dura e rigida: sii vigile ma dai il beneficio del dubbio e vedrai che qualcuno potrebbe anche stupirti scusandosi per l’accaduto! 

Disclaimer: questo articolo nasce dalla mia volontà di condividere osservazioni ed esperienze personali e non vuole in alcun modo rivolgersi in modo generalizzato e superficiale a tutti gli uomini o a tutte le donne. Non ha nessuna pretesa di essere una verità assoluta ma vuole mettere alla luce dei comportamenti discriminatori vissuti da me in prima persona e da molte donne vicine a me. Ne parlo per diffondere consapevolezza e non per discriminare ulteriormente. 


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