sindrome impostore è donna

Se anche a te è successo di sentirti inadeguata o di essere convinta di non meritare la promozione o l’avanzamento di carriera che hai ottenuto, nonostante tu ne abbia tutte le capacità e le competenze, non preoccuparti, sei in ottima compagnia! “La considerazione esagerata in cui viene tenuto tutto il mio lavoro, mi mette a disagio e talvolta mi fa sentire un imbroglione, anche se involontario” – queste parole si dice siano state pronunciate, sul finire dei suoi giorni, da un corrucciato Albert Einstein.

Non solo il padre della relatività ma anche John Steinbeck e Meryl Streep hanno dichiarato di essersi sentiti dei truffatori che non avevano meritato il successo ed i traguardi raggiunti.

Quando si arriva dove si è sempre voluto arrivare insomma, a volte capita di entrare nella schiera di persone che soffrono della cosiddetta “sindrome dell’impostore”: l’esperienza psicologica per la quale si crede che i propri risultati non siano merito delle proprie capacità, bensì il risultato di fattori esterni come, ad esempio, la fortuna o il tempismo. Il termine descrive un’esperienza interna di frode intellettuale: chi soffre di sindrome dell’impostore non si sente di meritare quel successo e pensa di aver truffato tutti quelli che la pensano diversamente, e vive nella paura costante che questo inganno emerga agli occhi di tutti.

Secondo la definizione della Harward Business Review la sindrome dell’impostore è “un insieme di sentimenti di inadeguatezza che persistono nonostante il successo evidente”.

La sindrome dell’impostore è donna

L’espressione “sindrome dell’impostore” è stata coniata nel 1978 da due donne: le psicologhe Pauline Rose Clance e Suzanne Imes.

La prima in particolare, durante la sua attività di psicoterapeuta, aveva notato che molti studenti universitari sentivano di non meritare il posto ottenuto in quei prestigiosi atenei. Addirittura, alcuni avevano confessato alla dottoressa Clance di essere convinti che la loro ammissione fosse frutto di un errore o una svista.

Sentirsi inadeguate è una condizione familiare alle donne, soprattutto nel momento in cui raggiungono traguardi significativi in ambito lavorativo. Secondo un sondaggio KPMG ben il 75% delle donne dirigenti ha provato la sindrome dell’impostore durante la vita professionale e ben l’85% del campione intervistato, crede che questa sensazione sia esperienza comune delle donne nel mondo aziendale.

Trovare le ragioni profonde per cui noi donne ci sentiamo poco meritevoli dei nostri successi non è semplice. Forse l’educazione che ci ha sempre volute remissive, quel messaggio sottile che abbiamo sempre ricevuto per cui è meglio se ci arrangiamo e ci accontentiamo e magari anche la scarsa propensione a difendere noi stesse dalla paura di non farcela potrebbero essere elementi significativi.

Come superare la sindrome dell’impostore

È inutile paragonarsi agli altri: i percorsi di vita sono molto diversi e rischi di paragonare i risultati del tuo giorno 1 con chi quella cosa la fa da 10 anni.

La perfezione non esiste: fatto è meglio che perfetto. Il successo non richiede mai perfezione quindi non essere perfetta per quel ruolo non significa che non sia meritato.

Tieni un diario: scrivi i complimenti che ricevi e i successi che raggiungi. Rileggerli nei momenti difficili ti aiuterà a capire che quel sentimento di frode che provi è solo tuo ma non condiviso dagli altri.

Trova un mentore: qualcuno che ti sproni e ti aiuti a crescere. Non solo potrai parlare di come ti senti ma ti aiuterà a valorizzare le tue competenze e capacità.

Ci sono diversi modi per cercare di superare questa sensazione, te ne abbiamo proposto qualcuno, ma in casi gravi consigliamo sempre di rivolgersi ad uno specialista che possa supportarti per uscirne definitivamente.


Ti è piaciuto questo articolo? Seguici sui nostri canali social per altri contenuti simili!

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su tumblr
Condividi su telegram
Condividi su digg
Condividi su pocket