Società benefit: 6 buoni motivi per diventarlo

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Società benefit e CRS

Pensare alle società benefit significa, molto spesso, disperdersi tra mille rivoli di informazioni spesso non troppo chiare rispetto a cosa significhi veramente adottare questo status per la propria impresa.

Tra agevolazioni, indici di certificazione, documenti da produrre e scelte etiche, cercheremo di capire cosa significa nel concreto diventare una società benefit.

Benefit e beneficenza non sono sinonimi

Sponsorizzare la squadra di calcio del paese, essere i principali finanziatori di un particolare evento di valorizzazione del territorio, fare cospicue donazioni a qualche associazione: tutto questo è ciò che spesso gli imprenditori, soprattutto di PMI, fanno per legarsi al proprio tessuto sociale di riferimento.

Senza dubbio tutte queste iniziative sono lodevoli e rendono ben riconoscibile l’impegno e la volontà di sostenere il proprio territorio ma non si tratta di azioni che possano consentire ad un’azienda di riconoscersi quale azienda benefit.

Se avere cura delle iniziative del territorio, aiutare e sostenere progetti solidali e finanziare manifestazioni locali sono stati i primi passi verso una rivoluzione della visione imprenditoriale iniziata da Olivetti, oggi essere un’azienda benefit non significa essere un’azienda che fa beneficenza.

La semplice filantropia serve solitamente a far rispecchiare una visione propria dell’imprenditore in quanto persona; diventare società benefit significa trasformare questa visione personale in un progetto, in una missione che prescinda dal singolo e diventi parte integrante della realtà aziendale in senso formale. Nel concreto, essere azienda benefit significa modificare lo statuto aziendale e formalizzare che lo scopo della società sarà, oltre che scopo di lucro, anche sociale o di pubblica utilità.

La sostenibilità paga?

Essere una realtà imprenditoriale che voglia perseguire scopi quali la tutela dell’ambiente o la salvaguardia del contesto sociale in cui opera potrebbero essere percepiti come semplici leziosità, che poco o nulla hanno a che fare con ciò che da sempre è il primario scopo di qualunque azienda: la ricerca del profitto.

Essere sostenibili e generare profitto non sono concetti che debbano necessariamente essere visti come opposti l’uno all’altro: ci sono diverse ragioni per cui, oggi, un imprenditore dovrebbe prendere seriamente in considerazione l’idea di aprirsi alla Corporate Social Responsability (CRS):

1. Supporto e appoggio

Il modello solo orientato a dividere il profitto con soci ed azionisti è ormai quasi del tutto superato. L’impatto che un’impresa ha sulla società, per essere accettato e controbilanciato, deve necessariamente ottenere il supporto e l’appoggio da parte del contesto e della società in cui opera. Per ottenere questo risultato non si può prescindere dall’attivarsi in azioni concrete per dare attenzione ai due aspetti su cui maggiormente un’attività produttiva va ad impattare: la società e l’ambiente.

2. Valutazione del Rating ESG

È attesa l’entrata in vigore della norma per cui le banche dovranno valutare il Rating ESG (si tratta di un giudizio sintetico che certifica la solidità di un emittente, di un titolo o di un fondo dal punto di vista degli aspetti ambientali, sociali e di governance).
Nel concreto quindi, se l’azienda non dovesse rispondere ai requisiti di Rating di Sostenibilità, le banche potrebbero rifiutare la richiesta di finanziamento. Rende chiara la direzione anche la casa d’investimenti americana Black Rock che ha annunciato la non disponibilità a finanziare aziende non sostenibili.

3. Consumatori consapevoli

Il consumatore sta diventando sempre più consapevole e sceglie sempre più spesso di orientare i propri acquisti verso prodotti sostenibili, anche a costo di spendere di più rispetto a prodotti della concorrenza.

4. Attrarre giovani talenti

Secondo una ricerca condotta da Deloitte, i giovani talenti non solo ritengono che non si stia facendo abbastanza da parte delle aziende per essere realmente sostenibili ma cercano anche un posto di lavoro in realtà che si impegnino in temi quali la tutela dei lavoratori, la qualità della vita ed il rispetto per l’ambiente.

5. Credito d’imposta

Credito d’imposta per azienda benefit: con l’introduzione della Legge di Stabilità 2016, affiancata all’introduzione del credito imposta del 50% per spese di costituzione o trasformazione di società benefit, agevolazione prorogata al 31 Dicembre 2021, si è voluto nuovamente ribadire da parte del Legislatore che la sostenibilità aziendale è un valore riconosciuto e su cui puntare.

6. Premialità per partecipare a bandi pubblici

“C’è la possibilità di una premialità per le aziende benefit che partecipano a bandi pubblici”. Il codice degli appalti, infatti, prevede la possibilità per le amministrazioni che si aggiudicano bandi pubblici (coerentemente con il diritto dell’Unione europea e con i principi di parità di trattamento, non discriminazione, trasparenza e proporzionalità) di indicare nel bando di gara, nell’avviso o nell’invito i criteri premiali che intendono applicare alla valutazione dell’offerta, in relazione ad esempio al maggiore rating di legalità e di impresa, o alla valutazione dell’impatto generato, che nel caso delle società benefit viene prodotta annualmente mediante una relazione.


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